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Il datore di lavoro è responsabile delle lesioni al lavoratore se ha consentito l’utilizzo di una macchina che pur conforme alla normativa CE per come è stata progettata e assemblata lo abbia esposto al rischio che ha portato all’infortunio. Di G.Porreca.
Torna la Corte di Cassazione ad occuparsi della sicurezza delle macchine che, benché dotate per come progettate e assemblate della regolare marcatura CE garantita dal costruttore, abbiano provocato l’infortunio di un lavoratore che lavorava presso le stesse legato alla carenza delle misure previste dalle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro e fornisce in questa occasione indirizzi che, per la verità, già si riscontrano in precedenti espressioni della stessa Corte.
Ha in sostanza affermato la suprema Corte in questa sentenza che pure se l’evento dannoso sia stato provocato dall’inosservanza alle cautele antinfortunistiche in fase di progettazione e di fabbricazione della macchina non è comunque esclusa la responsabilità del datore di lavoro sul quale in ogni caso grava l’obbligo di eliminare le fonti di pericolo per i lavoratori dipendenti che la debbono utilizzare e di adottare nell’impresa i più moderni strumenti che la tecnica offre per garantire la sicurezza dei lavoratori. La dotazione della marcatura CE, ha infatti ribadito la suprema Corte, non dà ingresso all’esonero alle norme generali del codice penale come risulta anche dalla lettura delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Fonte puntosicuro

 

Il fatto, l’iter giudiziario e il ricorso in cassazione
La Corte di Appello ha confermata la sentenza del Tribunale appellata dall’amministratrice unica di una società che era stata tratta a giudizio e condannata per rispondere, nella sua qualità di datore di lavoro, del reato di cui all'art. 590 commi 1, 2 e 3 cod. pen., per aver cagionato lesioni personali gravissime a un dipendente della società medesima per colpa consistita nella violazione di norme antinfortunistiche. Il dipendente, quale addetto al controllo ed alla pulizia dell'impianto di trattamento dei rifiuti installato sul luogo di lavoro, per rimuovere un pezzo di metallo incastrato tra i cingoli di uno dei nastri trasportatori, aveva infilato il braccio destro tra le parti in movimento della macchina, non munite della protezione prevista negli allegati agli artt. 71 del D.P.R. 27/4/1955 n. 547 e art. 70 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 per evitare il pericolo che venissero afferrate e trascinate parti del corpo degli operatori, per cui il braccio del lavoratore era stato agganciato dal nastro trasportatore e schiacciato dagli ingranaggi perdendo gran parte della originaria funzionalità.

Avverso tale sentenza l’amministratrice ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione a mezzo dei difensore di fiducia deducendo un vizio di motivazione e travisamento della prova.

Le decisioni in diritto della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha pertanto confermata la condanna dell’imputata. La stessa Corte, contrariamente all'assunto della ricorrente, ha ritenuta logica e congrua la sentenza impugnata per avere espresso il proprio convincimento in modo logico ed argomentato, riscontrato da argomentazioni fattuali compatibili logicamente con la soluzione adottata.

Quanto al merito delle singole censure, la suprema Corte ha fatto osservare che, la circostanza che il costruttore della macchina sia stato assolto, non essendo stato possibile stabilire se la macchina al momento della consegna alla società fosse dotata o meno dell'obbligatorio riparo fisso destinato ad impedire l'accesso degli arti e del corpo dei lavoratori è stata ininfluente sulla posizione della ricorrente e ciò anche accedendo alla tesi propugnata in ricorso che il nastro in questione fosse ab origine privo della protezione in questione. Come precisato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, infatti, ha precisato la Sez. IV, “il datore di lavoro è responsabile delle lesioni patite dall’operaio, allorquando abbia consentito l’utilizzo di una macchina, la quale, pur astrattamente conforme alla normativa CE, per come assemblata ed in pratica utilizzata abbia esposto i lavoratori a rischi del tipo di quello in concreto realizzatosi (cfr. Sez. 4, n. 49670 del 23/10/2014, Rv. 261175). I marchi di conformità CE limitano infatti la loro efficacia (D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626, artt. 6 e 36) a rendere lecita la produzione, il commercio e la concessione in uso delle macchine che, caratterizzate dal marchio, risultano essere rispondenti ai requisiti essenziali di sicurezza previsti nelle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, ma la dotazione di tali marchi non da ingresso ad esonero dalle norme generali del codice penale come è specificamente fatto chiaro anche dal testo del D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626, art. 35, comma 3, lett. b) e art. 37 (vigente al momento dell’infortunio)”

La responsabilità del costruttore peraltro, ha tenuto a precisare la Corte di Cassazione, nel caso in cui l’evento dannoso sia provocato dall’inosservanza delle cautele antinfortunistiche nella progettazione e nella fabbricazione di una macchina, non esclude la responsabilità del datore di lavoro, sul quale grava l’obbligo di eliminare le fonti di pericolo per i lavoratori dipendenti che debbano utilizzare la predetta macchina e di adottare nell’impresa tutti i più moderni strumenti che la tecnologia offre per garantire la sicurezza dei lavoratori, potendosi fare eccezione a detta regola nella sola ipotesi in cui l’accertamento di un elemento di pericolo nella macchina o di un suo vizio di progettazione o di costruzione sia reso impossibile per le speciali caratteristiche della macchina stessa o del vizio che abbiano impedito di apprezzarne la sussistenza con l’ordinaria diligenza.

Nel caso in esame, ha sostenuto la Sez. IV, come sottolineato dai giudici di merito, la mancanza dell'elemento di protezione era particolarmente evidente, e per molti versi, vistosa, tale, comunque, da non poter sfuggire, senza incorrere in grossolana negligenza. E peraltro che ciò non fosse in concreto sfuggito nel caso particolare è emerso chiaramente ove si consideri che erano state fornite ai lavoratori espresse indicazioni su come intervenire sulla macchina in questione e sulla necessità di procedere prima al fermo della macchina stessa e quindi non vi era un vizio occulto, insidioso o, comunque, non percepibile.

Quanto al presunto contributo colposo della vittima la suprema ha fatto osservare che il rispetto delle norme prevenzionali ha lo scopo di prevenire e ridurre al minimo il rischio di incidenti che è fisiologico possano avere alla base l'errore dell'operatore, generato dalla reiterazione, dalle fisiologiche cadute d'attenzione nell'arco di tutto il tempo lavorativo ed anche, talvolta da vere e proprie distrazioni od imprudenze. E’ proprio al fine di scongiurare degli infortuni che si possono evitare rispettando le norme che determinati soggetti sono chiamati al ruolo di garanzia in favore degli operatori esposti al rischio infortunistico, senza che i primi possano pretendere esonero da responsabilità ove si accerti una condotta inadeguata del lavoratore, salvo l' abnormità.

Nel caso posto all’esame della Corte di Cassazione, invece, l'infortunato, come anche sottolineato dalla Corte territoriale, si era limitato a compiere un gesto istintivo (liberare il macchinario da un frammento di alluminio) del tutto coerente con le sue mansioni. In ogni caso, ha soggiunto la Sez. IV, non può assumere alcun apprezzabile rilievo penalistico la manovra o la condotta del lavoratore che in qualche misura abbia contribuito all'infortunio, trattandosi di circostanza tipica e fisiologica, correlata, come sopra detto, alla ripetizione del gesto, allo stress lavorativo e alle complessive condizioni psicofisiche del soggetto, rientrante nel rischio d'impresa e in quello prevenzionale, posto a base delle norme antinfortunistiche.

La suprema Corte ha ritenuto a tal punto opportuno richiamare una recentissima sentenza della Corte medesima, la n. 8883 del 10 febbraio 2016, con la quale la stessa ha precisato come in tema di infortuni sul lavoro, il datore di lavoro che, dopo avere effettuato una valutazione preventiva del rischio connesso allo svolgimento di una determinata attività, ha fornito al lavoratore i relativi dispositivi di sicurezza ed ha adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua posizione di garanzia, non risponde delle lesioni personali derivate da una condotta esorbitante ed imprevedibilmente colposa del lavoratore, mettendo in evidenza che il sistema della normativa antinfortunistica si è evoluto passando da un modello "iperprotettivo", interamente incentrato sulla figura del datore di lavoro, quale soggetto garante investito di un obbligo di vigilanza assoluta sui lavoratori, ad un modello "collaborativo" in cui gli obblighi sono ripartiti tra più soggetti, compresi i lavoratori. Nel caso di quella sentenza però, conclude la Corte di Cassazione, è stato comunque provato che provato che il datore di lavoro aveva fornito tutti i mezzi idonei alla prevenzione ed adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua posizione di garanzia, il che è stato escluso nel caso in esame.

IPER AMMORTAMENTI: PROROGA AL 30 SETTEMBRE 2018
Martedì, 05 Settembre 2017

Ancora un’estensione del termine ultimo per l’effettuazione degli investimenti previsti dal piano
industria 4.0, ammissibili all’iper-ammortamento. Con la conversione del DL 91/2017 a opera della
legge 3 agosto 2017 n. 123, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 12 agosto, viene infatti
riconosciuta la proroga al 30 settembre 2018, in luogo del termine del 30 giugno 2018 inizialmente
fissato dall’art. 1 comma 9 della L. 232/2016 e poi prorogato al 31 luglio 2018 dalla versione non
definitiva dello stesso DL 91/2017.
Il comma 9 dell’art. 1 della L. 232/2016, nella versione originaria, disponeva che la maggiorazione
del 250% del costo di acquisizione competeva per gli investimenti effettuati “nel periodo indicato al
comma 8”, comma che ha esteso il termine ultimo per l’effettuazione degli investimenti ammessi al
super-ammortamento al 31 dicembre 2017, ovvero al 30 giugno 2018 a condizione che entro la
data del 31 dicembre 2017 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il
pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.
La versione definitiva dell’art. 14 comma 1 del DL 91/2017 ha modificato il citato comma 9,
sopprimendo le parole “effettuati nel periodo indicato al comma 8” e aggiungendo le seguenti
parole: “La disposizione di cui al presente comma si applica agli investimenti effettuati entro il 31
dicembre 2017, ovvero entro il 30 settembre 2018 [in luogo del precedente 31 luglio 2018 e
dell’ancora precedente 30 giugno 2018, ndr], a condizione che entro la data del 31 dicembre 2017 il
relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura
almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione”.
In base alle modifiche introdotte in sede di conversione in legge del DL 91/2017, possono quindi
beneficiare dell’iper-ammortamento gli investimenti effettuati entro il 30 settembre 2018, ferme
restando le particolari condizioni previste per l’estensione dell’agevolazione.
Sulla base dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate e dal MISE nella circ. n. 4/2017, per
beneficiare della maggiorazione anche con riferimento agli investimenti effettuati nel periodo 1°
gennaio 2018-30 settembre 2018, entro il 31 dicembre 2017 devono verificarsi entrambe le
seguenti condizioni: il relativo ordine deve risultare accettato dal venditore; deve essere avvenuto il
pagamento di acconti in misura pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione.
Con riferimento agli investimenti effettuati tramite leasing, appalto e in economia, la citata circolare
fornisce poi specifici chiarimenti per il rispetto delle suddette condizioni.
Proroga esclusa per il super-ammortamento
Si evidenzia che l’estensione del termine al 30 settembre 2018, essendo oggetto di modifica il solo
comma 9 dell’art. 1 della L. 232/2016, riguarda soltanto l’iper-ammortamento e non anche il superammortamento,
per il quale resta invece ferma la data del 30 giugno 2018.
Viene, quindi, a crearsi un disallineamento temporale tra iper e super-ammortamento, al quale
occorre prestare particolare attenzione con riferimento a quei beni potenzialmente agevolabili con
l’iper-ammortamento per i quali è possibile beneficiare temporaneamente, fino all’interconnessione,
del super-ammortamento

 

Stanno aumentando i morti sul lavoro
Martedì, 05 Settembre 2017

 

Due operai morti a Lucca mentre installavano le luminarie per la festa patronale precipitati da un cestello da dieci metri di altezza, un lavoratore travolto e schiacciato da sacchi di plastica in un capannone a Mornico al Serio (Bergamo) sono solo gli ultimi casi di cronaca di morti sul lavoro.
Dall’inizio dell’anno si sono registrati 29 vittime in più a confronto dello stesso periodo dello scorso anno: 591 decessi nel 2017 contro i 562 del 2016 (+ 5,2%). Un dato allarmante e preoccupante.

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Cede una gru due operai morti durante l'allestimento di una fiera
Domenica, 03 Settembre 2017

Il cedimento del braccio di una gru ha provocato la morte di due operai che stavano installando l’illuminazione per una festa cittadina con processione. Tornano alla mente gli incidenti che cinque anni fa fecero scalpore (avvennero durante l’allestimento di palchi per i concerti di due rockstar italiane e un gruppo straniero) dando impulso alla promulgazione del decreto “palchi e fiere”.

Due operai sono morti a Lucca nel pomeriggio dello scorso 1 settembre, mentre stavano installando l’illuminazione per la festa e la processione di Santa Croce, in programma la sera del 13 settembre.

Rapporto annuale INAIL: meno morti, stabili gli infortuni, aumentano le malattie
Domenica, 09 Luglio 2017

 

Il dato che più spicca nella relazione INAIL relativa all'andamento degli infortuni nell'anno 2016 è il calo del 14% su base quinquennale nelle denunce di infortuni sul lavoro.

Meno morti sul lavoro nel 2016: secondo la Relazione annuale INAIL 2016, «gli infortuni accertati “sul lavoro” sono 618», di cui 332, il 54% “fuori dall'azienda”.
Sono circa 419.000 gli infortuni sul lavoro riconosciuti nel 2016, dei quali il 19% considerati in itinere (vale a dire avvenuto andando e tornando dal lavoro: per solito, dunque, incidente stradale). Mentre tale dato non fa registrare alcuna rilevante variazione rispetto all'anno precedente – ferma restando, come visto, la netta flessione verso il 2012 –, ben diverso è l'andamento dello specifico dato relativo ai sinistri mortali: 1.104 denunce contro le 1.286 del 2015, con un'incoraggiante flessione che si attesta sul meno 14,6%.
Attenzione, però. Nel quadro dei sinistri mortali è sempre rilevante l'incidenza di quelli stradali, i quali molto spesso sono in itinere. Su tale fronte, risulta molto meno ovvia la qualificabilità del singolo infortunio come infortunio su lavoro. Basti dire che 34 dei casi di cui sopra risultano ancora in istruttoria, e che, per il momento, soltanto 618 dei 1.104 casi mortali di cui sopra sono stati riconosciuti come infortunio sul lavoro. Tra di essi, l'incidenza dei casi in itinere si attesta al 52%.
Se sul fronte degli infortuni la generalità dei dati appare decisamente incoraggiante, non altrettanto può dirsi sul fronte delle malattie professionali. Qui, la variazione su base quinquennale è un poco confortante + 30%. Sul punto, deve essere peraltro ricordato che il concetto di malattia è meno univoco rispetto a quello di infortunio. Simili variazioni possono dunque essere dovute anche a nuovi e diversi criteri nella diagnosi e nel trattamento delle malattie stesse.
Tra i circa 60.000 casi di malattia professionale accertati nel 2016, circa 1400 casi di patologie asbesto-correlate. L'incidenza numerica è di poco superiore al 2%, ma si tratta in realtà di un dato spaventoso. Ricordiamo infatti che le cifre in questione riguardano le denunce presentate nel 2016, vale a dire i casi appena diagnosticati. Orbene, 25 anni dopo la legge che ha proibito lavorazione e uso dell'amianto vi è ancora spazio per un così alto numero di nuovi casi di patologie asbesto-correlate (tra le quali il gravissimo mesotelioma pleurico), delle quali non per nulla si sottolinea sempre il lunghissimo periodo di latenza.
Venendo agli aspetti meno numerici, la Relazione contiene un capitolo dal titolo quanto mai programmatico: “Quattro intenzioni (guardando al futuro)”. In esso, per l'appunto, quattro paragrafi: “Cambia il lavoro – estendere le tutele”, ispirato alla capacità di adattarsi di keynesiana memoria; “Fare cultura tecnica, un master innovativo”, con progetti di formazione improntati a una crescente internazionalità; “Le start-up”, ove si dà notizia delle attività di investimento in tale settore, cui l'INAIL è stata autorizzata con la scorsa legge di bilancio (legge 232/2016); “Quale governance”, in cui l'Ente interroga se stesso sulla persistenze adeguatezza di quantità e ruoli nei proprio organi di governo.
Come ogni anno, la relazione INAIL si sofferma anche su risultati finanziari ed economici, attività di controllo del rapporto assicurativo, interventi a sostegno di aziende e lavoratori, investimenti, ricerca, pianificazione. Aspetti di nostro minor interesse, per i quali si rimandano i lettori interessati all'edizione integrale del Relazione (con relativa appendice statistica), disponibile online.

fonte: www.sistemasicurezzambiente.it

SLITTA AD OTTOBRE L’OBBLIGO DELLA DENUNCIA DI PICCOLI INFORTUNI
Martedì, 07 Marzo 2017

Si segnala che la legge 27 febbraio 2017 n.19 di conversione del Decreto Legge 244/2016
(cosiddetto “Milleproroghe”) ha prorogato ad ottobre 2017 l’obbligo per i datori di lavoro e
dirigenti di comunicare all’Inps gli infortuni sul lavoro che comportano l’assenza anche di un
solo giorno.
La data dell’inizio di tale obbligo era prevista, infatti, il 12 aprile 2017, mentre ora viene spostata al
12 ottobre 2017.
Tale proroga arriva con la novella del comma 1-bis dell’articolo 18 del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico
Sicurezza sul Lavoro), laddove la decorrenza dell’obbligo (previsto dal comma 1) di denunciare
entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico gli infortuni sul lavoro che comportino l’assenza
dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento, viene fatto slittare di ulteriori sei mesi dal
termine di adozione del decreto istitutivo del nuovo sistema informativo nazionale per la
prevenzione nei luoghi (cosiddetto “Sinp”), decreto coincidente con il D.M. 25 maggio 2016 n. 183
(in vigore dal 12 ottobre 2016, data base dei computi sopra esposti).

ATTIVO IL “CRUSCOTTO INFORTUNI” DELL’INAIL
Martedì, 13 Settembre 2016

Segnaliamo che l’INAIL, con la circolare n. 31 del 2 settembre 2016, in considerazione dell’abolizione del Registro Infortuni e della predisposizione, agli organi preposti all’attività di vigilanza, dell’applicativo denominato “Cruscotto infortuni”, ha effettuato un aggiornamento, rendendo accessibili le informazioni ivi contenute ai datori di lavoro (e soggetti delegati) e ai loro intermediari di cui all’art. 1 della legge n. 12/1979, in relazione agli eventi infortunistici dagli stessi denunciati a decorrere dal 23 dicembre 2015.
Il Cruscotto infortuni è accessibile ai datori di lavoro (e soggetti delegati) e loro intermediari, nell’area dei servizi online del sito istituzionale dell’INAIL www.inail.it – macro area del menu “Denuncia d’infortunio e malattia” del portale – tramite l’inserimento delle credenziali già in possesso dei predetti soggetti per l’accesso al servizio della denuncia di infortunio in modalità telematica.
Il servizio in questione prevede per l’utente la possibilità di visionare i soli dati infortunistici relativi alla propria azienda o alle ditte di cui gli intermediari hanno la delega.
Per i predetti utenti, è prevista la consultazione in relazione alla:
- Unità produttiva di un’azienda in caso di datori di lavoro in gestione ordinaria e Pubbliche Amministrazioni titolari di specifico rapporto assicurativo;

- Struttura dell’amministrazione statale in caso di datori di lavoro in gestione per conto dello Stato;

- Località per il settore Agricoltura.
Le modalità di consultazione sono meglio esplicitate nel manuale utente del predetto servizio online, opportunamente aggiornato e disponibile sul sito istituzionale www.inail.it.
Tutte le informazioni di carattere generale saranno fornite agli utenti esterni dal Contact Center Multicanale attraverso il numero verde gratuito da rete fissa 803.164 o attraverso il numero a pagamento 06/164.164 da rete mobile.

Modifiche al decreto 81: recepita in Italia la direttiva 2013/35/UE
Mercoledì, 31 Agosto 2016

Il recepimento della direttiva 2013/35/UE sui campi elettromagnetici e le modifiche al D.Lgs. 81/2008. Il nuovo campo di applicazione, i percorsi di formazione e le definizioni degli effetti e dei valori limite. Il decreto entra in vigore il 2 settembre.

31 Ago - In questi mesi, con riferimento alla presentazione delle guide di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE (direttiva EMF), ci siamo più volte soffermati sulla tematica dell’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dai campi elettromagnetici (CEM) rimarcando l’assenza del recepimento della Direttiva da parte dell’Italia (sarebbe dovuto avvenire entro il 1° luglio 2016).
Finalmente, con il consueto ritardo che caratterizza molti provvedimenti nostrani, dopo essere stato approvato dal Consiglio dei ministri, nelle scorse settimane, il decreto legislativo del 01 agosto 2016, n° 159 di recepimento della direttiva 2013/35/UE è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 agosto ed entrerà in vigore il prossimo 2 settembre 2016.

Vediamo di soffermarci su alcune delle novità contenute nel D,Lgs. 159/2016, recante “Attuazione della direttiva 2013/35/UE sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) e che abroga la direttiva 2004/40/CE”.

Innanzitutto è bene sottolineare che il decreto apporta molte modifiche e integrazioni alla parte del Decreto Legislativo 81/2008 (TU) riguardante la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici (sono modificati/sostituiti gli articoli 206, 207, 209, 210, 211, 212 ed è aggiunto l’articolo 210 bis).

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ABC del Terremoto: cosa fare prima, durante e dopo i terremoti
Martedì, 30 Agosto 2016

In relazione al terremoto che ha colpito in questo giorni diversi paesi del Centro Italia, un elencodi consigli e suggerimenti su cosa fare prima, durante e dopo un terremoto. Il rischio che si conosce si può prevenire. L'obiettivo è quello di fornire preziosi consigli alla popolazione sui corretti atteggiamenti da adottare per cercare di affrontare al meglio questo tipo di emergenza. 

Non sempre si è sufficientemente consapevoli dell’elevata sismicità del nostro territorio italiano. Una sismicità diffusa da Nord a Sud - con l’esclusione di poche aree - che ha provocato e continua a provocare decine di terremoti ogni anno, nella maggior parte dei casi, per fortuna, senza danni o vittime.

Purtroppo, tuttavia, ci sono anche terremoti che di vittime ne causano molte.
Ne parliamo oggi in relazione alle forti scosse che hanno provocato in questi giorni - con epicentri nelle province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia – quasi 300 morti; un terremoto seguito, come sempre in questi casi, da polemiche, discussioni, e valutazioni sulla fragilità dei fabbricati e sulle carenze nella prevenzione. Da parte nostra, come giornale di informazione, e mentre la terra continua a tremare per le centinaia di scosse sismiche seguite all’evento del 24 agosto, riprendiamo alcune informazioni sui terremoti con l’obiettivo non solo di aumentare nella popolazione, negli imprenditori e nelle istituzioni la consapevolezza della necessità di una prevenzione antisismica, ma anche per fornire semplici suggerimenti su cosa fare prima, durante e dopo un terremoto.
Riprendiamo in questo caso un utile documento - di cui avevamo già riportato una parte in relazione al sisma che aveva colpito l’ Emilia Romagna nel 2012 - che riporta utili consigli, contributi, suggerimenti, esperienze pubblicate sul sito versolaquila.com successivamente al forte terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 aprile del 2009 e che ha provocato 309 vittime.

Le raccomandazioni sono il contributo di cittadini che, come si indicava sul sito, “hanno vissuto sulla propria pelle, all’improvviso e impreparati, un evento devastante e che vorrebbero non debba mai più ripetersi per altri con le stesse conseguenze sulle persone”.
Raccomandazioni che sono raccolte in una sorta di alfabeto della sicurezza su terre mobili, dove le terre mobili sono quelle terre che “all’improvviso possono mettersi a ballare, sussultare, contorcersi, spaccarsi”.

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MODIFICA ALLEGATI 3A E 3B D.LGS. 81/08
Lunedì, 29 Agosto 2016

DECRETO 12 luglio 2016

MODIFICA ALLEGATI 3A E 3B D.LGS. 81/08 - cartella sanitaria

Al decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, del 9 luglio 2012, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all’art. 4, comma 1, dopo le parole: «esclusivamente per via telematica,» sono inserite le seguenti: «utilizzando unicamente la predetta piattaforma,»;
b) all’allegato I (Allegato 3A, decreto legislativo n. 81/2008) nella parte denominata «Contenuti minimi della comunicazione scritta del giudizio di idoneità alla mansione» sono soppresse le parole «Firma del lavoratore» e la nota 13;
c) l’allegato II (Allegato 3B, decreto legislativo n. 81/2008) «Contenuti e modalità di trasmissione delle informazioni relative ai dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori» è sostituito dall’allegato al presente decreto.
Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale .
Il presente decreto è inviato agli organi di controllo per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

FONTE: portaleconsulenti

22/06/2016 - Relazione annuale Inail: nel 2015 infortuni sul lavoro in calo del 6,6%
Mercoledì, 22 Giugno 2016

Il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, ha presentato oggi, a Roma, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, i dati 2015 relativi all'andamento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali in Italia e i dati di bilancio dell’Istituto. Nel corso dell’evento sono stati illustrati anche i risultati più rilevanti conseguiti dall’Inail sul fronte degli investimenti, delle politiche in materia di cura, riabilitazione e reinserimento e le attività e i piani della ricerca.

Infortuni
Si conferma l’andamento decrescente nella serie storica del numero degli infortuni:
- sono state registrate poco meno di 637mila denunce di infortuni accaduti nel 2015, in diminuzione del 4% rispetto al 2014 e del 22,1% rispetto al 2011. Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati poco più di 416mila (-6,6% rispetto al 2014), di cui il 18,2% avvenuto “fuori dell’azienda”, cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”. Il dato “fuori azienda” è rilevante per la valutazione accurata delle politiche e delle azioni di prevenzione.
- delle 1.246 denunce di infortunio con esito mortale (erano 1.152 nel 2014), gli infortuni accertati “sul lavoro” sono stati 694 (di cui 382, il 55%, “fuori dell’azienda”), con una riduzione del 2% circa rispetto al 2014 e del 23,4% rispetto al 2011. Il dato tuttavia non è consolidato perché sono ancora in istruttoria 26 infortuni: se tutti fossero riconosciuti come casi mortali avvenuti “sul lavoro”, si avrebbe un aumento complessivo di circa l’1,7% rispetto al 2014, mentre la riduzione rispetto al 2011 sarebbe del 20%.
- gli infortuni sul lavoro hanno causato circa 11 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell’Inail. In media circa 82 giorni per gli infortuni che hanno provocato menomazione e 20 giorni in assenza di menomazione.

Malattie professionali
Si conferma l’andamento crescente nella serie storica del numero delle malattie professionali:
- le denunce di malattia sono state circa 59mila (circa mille e 500 in più rispetto al 2014), con un aumento di circa il 24% rispetto al 2011. Ne è stata riconosciuta la causa professionale al 34%, il 3% è ancora “in istruttoria”. Il 63% delle denunce è per malattie del sistema osteomuscolare (cresciute del 46% rispetto al 2011).
- è importante ribadire che le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono circa 44mila, di cui circa il 39% per causa professionale riconosciuta.
- sono stati poco meno di 1.600 i lavoratori con malattia asbesto-correlata. I lavoratori deceduti nel 2015 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 1.462 (il 27% in meno rispetto al 2011), di cui 470 per silicosi/asbestosi (l’85% è con età al decesso maggiore di 74 anni).

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