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In relazione al terremoto che ha colpito in questo giorni diversi paesi del Centro Italia, un elencodi consigli e suggerimenti su cosa fare prima, durante e dopo un terremoto. Il rischio che si conosce si può prevenire. L'obiettivo è quello di fornire preziosi consigli alla popolazione sui corretti atteggiamenti da adottare per cercare di affrontare al meglio questo tipo di emergenza. 

Non sempre si è sufficientemente consapevoli dell’elevata sismicità del nostro territorio italiano. Una sismicità diffusa da Nord a Sud - con l’esclusione di poche aree - che ha provocato e continua a provocare decine di terremoti ogni anno, nella maggior parte dei casi, per fortuna, senza danni o vittime.

Purtroppo, tuttavia, ci sono anche terremoti che di vittime ne causano molte.
Ne parliamo oggi in relazione alle forti scosse che hanno provocato in questi giorni - con epicentri nelle province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia – quasi 300 morti; un terremoto seguito, come sempre in questi casi, da polemiche, discussioni, e valutazioni sulla fragilità dei fabbricati e sulle carenze nella prevenzione. Da parte nostra, come giornale di informazione, e mentre la terra continua a tremare per le centinaia di scosse sismiche seguite all’evento del 24 agosto, riprendiamo alcune informazioni sui terremoti con l’obiettivo non solo di aumentare nella popolazione, negli imprenditori e nelle istituzioni la consapevolezza della necessità di una prevenzione antisismica, ma anche per fornire semplici suggerimenti su cosa fare prima, durante e dopo un terremoto.
Riprendiamo in questo caso un utile documento - di cui avevamo già riportato una parte in relazione al sisma che aveva colpito l’ Emilia Romagna nel 2012 - che riporta utili consigli, contributi, suggerimenti, esperienze pubblicate sul sito versolaquila.com successivamente al forte terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 aprile del 2009 e che ha provocato 309 vittime.

Le raccomandazioni sono il contributo di cittadini che, come si indicava sul sito, “hanno vissuto sulla propria pelle, all’improvviso e impreparati, un evento devastante e che vorrebbero non debba mai più ripetersi per altri con le stesse conseguenze sulle persone”.
Raccomandazioni che sono raccolte in una sorta di alfabeto della sicurezza su terre mobili, dove le terre mobili sono quelle terre che “all’improvviso possono mettersi a ballare, sussultare, contorcersi, spaccarsi”.

Importante:

- allenamento: mai abbassare la guardia [l’emergenza non è solo sismica]: allenati a ballare e orientarti al buio, allenati a fuggire in luoghi sicuri, allenati ad urlare e fischiare, allenati a fidarti del tuo istinto, allenati a comunicare velocemente e efficacemente, allenati a liberarti di ciò che non è essenziale, allenati al dolore, allenati ad aiutare;
- altruismo: indispensabile in caso di sisma: non tutti sono fortunati come te. Quando comprenderai questa cosa, adoperati per gli altri;
- a portata di mano: il terremoto ha la pessima abitudine di scompaginare le cose. Quindi se lasci gli oggetti sul comodino, in caso di scossa forte non li ritroverai mai, sicuramente non nel momento del bisogno. Il giorno dopo, con la luce, li ripescherai a terra, sotto il letto, nel corridoio, in cantina, per strada;
- bagagliaio automobile: tenere in macchina borsoni con: 1) coperte o piumini – esistono teli caldissimi da alta montagna sottilissimi, quelli che usa il pronto soccorso – sacchi a pelo, lampade tascabili con pile cariche, cibi conservabili di primaria necessità: fette biscottate, scatolette, bottiglie di acqua (con cui anche lavarsi a volte), latte a lunga conservazione; 2) farmaci importanti, occorrente pronto soccorso tipico di casa, dentiere e protesi, assorbenti femminili, pannolini bimbi, pannoloni, salviettine umide, salviettine medicate, prodotti da pulizia personale, spazzolini da denti, forbicine, pinzette ecc.
- benzina: non tenere mai la macchina ‘in riserva’. Potrebbe servire il riscaldamento: anche nella buona stagione;
- calma: queste cose si fanno con calma quando c’è tempo, al momento invece bisogna solo correre avendo studiato e sperimentato il percorso;
- cani: vicino all’uscita anche tutte le loro cose (trasportini, ciotole crocchette ecc.), documenti sanitari loro con quelli di tutti gli altri. In caso di pre-allerta procurare di non farli scappare;
- campeggio: per i bambini: per qualche tempo abituarsi a vivere in casa come se fosse un campeggio;
- chiavi e copie: dare copie di chiavi importanti o della macchina anche ad amici o parenti fuori zona. Attenti a chiudere a chiave le porte blindate. Per tirarvi fuori, se non è crollato il muro e senza accessi dalle finestre, sarà dura. Valutate per tempo la situazione;
- computer: PC staccati e in borsa – Chiavetta usb con i documenti importanti di casa e lavoro salvati – Fare backup con regolarità della memoria pc e conservatela separatamente in macchina insieme ai caricatori di scorta;
- cuffie per musica: non state sempre con le cuffie in testa e non dormire con cuffie-musica-radio nelle orecchie (c’è chi si addormenta così). Potresti non sentire un rombo lontano e sordo seguito da uno strano inatteso soffio di vento, un silenzio improvviso della natura, un improvviso gracchiare di tutte le cornacchie, ...troppi decibel nel cervello non ti fanno notare neppure una leggera scossa, proprio quando devi essere in grado di entrare in pre-allarme;
- documenti: documenti personali sanitari e non, di umani e non, Chiavi, Contratti di lavoro, Buste paga, Banca, Poste, Tesoretto, Foto di famiglia, Lettere personali, Diari, Bollette di casa, Successioni, Contratti di compravendita, Estratti catastali, Condoni edilizi, ICI e 740...occupano meno posto di quanto pensi (entra tutto in un faldone o due). Meglio: scansionare tutto su una pennetta USB, da tenere con il backup altrove (automobile, ufficio, parenti);
- energia elettrica: va via per prima e poi sarete al buio;
- finestra comoda: (per chi abita al piano terreno) pensa ad una finestra “comoda” per uscire; non serrare la porta, soprattutto se “di sicurezza” o blindata. Chiedetevi ora come sbloccarla;
- fischietto: procurarsi fischietti e tenerli appesi al collo, ognuno il suo. Potresti ritrovarti isolato fra macerie. Poter fischiare con poco sforzo aiuterebbe.
- fuga: mai a ridosso dei muri. Tegole, cornicioni, vasi: piombano giù tutti come proiettili e a terra schizzano. Non male indossare occhiali protettivi;
- gatti: vicino all’uscita anche tutte le loro cose (trasportini, lettiere, ciotole crocchette ecc.), documenti sanitari. Evitate che possano nascondersi dove non potete prenderli. In macchina una cassetta, un sacco di lettiera e uno di crocche. Agli umani qualcuno penserà, ai gatti no. Intendo dire che una coperta si trova, una lettiera no;
- Genio Civile: Andate al Genio Civile. Recuperate dal progetto di costruzione della vostra casa i calcoli strutturali. Se non li trovate al Genio andate al progettista, o al costruttore, e fateglieli tirare fuori. Poi andate da un ingegnere che capisca seriamente di strutture, e glieli fate vedere. E cercate di capire se è possibile intervenire, e con quali costi. Dopodichè, non vi resta che vivere, voi e tutti quelli che amate, ventiquattro ore al giorno all’aperto o in edifici sicuri. Il che è difficile;
- igiene personale: carta igienica, fazzoletti di carta, asciugamani, un cambio di biancheria (mutande, calze, etc etc); salviettine umidificate e medicate, per le donne: assorbenti, salvaslip, salviettine intime (potrebbero passare giorni prima di potersi lavare...) spazzolini denti, dentifricio, colluttori, burro di cacao, creme idratanti (vi potrebbe capitare di passare in mezzo a tonnellate di polvere);
- impianti di casa: pronti a chiudere impianto gas, luce, acqua (sapere almeno dove sono gli interruttori) chiudere il gas di notte se non avete le caldaie accese;
- indumenti: pesanti e giacconi a portata di mano;
- lampada di emergenza: sempre attaccata e caricam che si accenda automaticamente (come stanno nei locali pubblici – tenerla anche in casa) in macchina sono utilissime le lampade ricaricabili a manovella;
- luce d’emergenza sulle scale: per chi l’aveva all’Aquila, una mano santa nell’emergenza, prudentemente fatta mettere per via dello sciame in atto. Quando “scrocchia la botta” la luce va via. E uscire di casa anche con la torcia è un problema: ci vuole una luce di emergenza! Qualsiasi elettricista le monta in due minuti;
- mentre c’è la scossa: se non sei allertato guadagna il posto più vicino che sapevi, o intuisci in quell’istante, come più sicuro – sotto un buon tavolo, sotto un buon letto, sotto una scrivania, sotto una travatura ben messa, lontano dagli armadi, dalle librerie alte, dalle mensole, vicino ai muri portanti (se sai che sono portanti);
- mobili: guardate la posizione dei mobili di casa vostra. Se, ad esempio, c’è un armadio che, cadendo, potrebbe ostruire la porta, spostatelo. All’aquila alcuni armadi si sono rivelati molto pericolosi, sono caduti addosso alle persone causando sindromi da schiacciamento;
- mura: conoscere con sicurezza quali sono le mura portanti della casa o del condominio;
- occhiali: gli occhiali da vista (e quelli di scorta in borse separate) un paio in macchina;
- ordine: prendi l’abitudine (purtroppo di stampo militaresco) di mettere sempre le cose importanti allo stesso posto e nello stesso ordine, così al buio sai perfettamente dove sono le chiavi della macchina, il portafoglio, il cellulare, gli occhiali. Nel pre-allarme tieni sempre tutto in uno zaino pronto vicino all’uscita più sicura;
- panico: cerca di non farti vincere dal panico. Per spostarti non è necessario correre. Non uscire se ti trovi in un palazzo a più piani, esci solo se la porta s’immette direttamente sull’ingresso dell’edificio o su un giardino (fuggire da un appartamento è rischioso, in quanto la fase distruttiva della scossa ci coglierà nel pozzo delle scale, che presenta caratteristiche di resistenza minori delle altre parti dell’edificio);
- parcheggio: automobile non posteggiata a ridosso delle mura, dei cornicioni, sotto balconi e pensiline ...e se fare manovra dentro il vialetto di casa è complicato, mettete sempre la macchina pronta in direzione di uscita;
- piede di porco: le scosse di una certa entità possono modificare l’assetto delle porte rendendo difficilissimo aprirle...Tenere un “piede di porco” un’accetta e una mazzetta a fianco della porta nel caso si incastrasse;
- quadri e specchi: cadranno con grande dispersione di vetri in frantumi;
- ripararsi: se sei in casa, cerca riparo vicino a strutture portanti (muri maestri, pilastri), nei vani delle porte, sotto tavoli robusti o mobili similari, o in corrispondenza di porte o angoli; stai lontano da finestre e lampadari, mobili pesanti, proteggendo il capo, se possibile, con un cuscino o altro materiale morbido. Se sei fuori casa, allontanati dagli edifici: è più prudente andare in spazi aperti, lontano da muri, palificazioni o cavi sospesi, cornicioni ed insegne dei negozi che cadendo potrebbero essere causa di gravi conseguenze. Soprattutto è importante non correre da un edificio ad un altro. Se sei su un’automobile, il movimento del suolo tenderà a far sbandare il veicolo. Decelera e fermati al bordo della strada, tenendoti lontano da ponti e cavalcavia, terreni franosi, linee elettriche;
- scuole: andate a prendere i figli a scuola a piedi, loro saranno già usciti e al sicuro. Se la strada si blocca a causa delle macchine, l’ambulanza ferma in mezzo al traffico potrebbe essere quella con vostro figlio a bordo. Muovetevi a piedi se possibile;
- spallucce: conoscere la struttura della casa in cui vivi, a che piano sei, ecc. senza ansia, basta essere realisti e pronti per il fattibile ma manco fare spallucce non prendendo poche misure che potrebbero renderti la vita meno dura se non salvartela... soprattutto serve solo un cambio di punto di vista, il resto viene da sé. Serve anche a rimettere ordine in casa e a fissare bene al muro quelle maledette librerie, come sempre deve essere stabile il televisore. Già normalmente devi calcolare che un bambino, tuo o di amici, per casa va considerato come un possibile sisma. Tutte le case ormai dovrebbero essere a misura di bambino, di anziano, di disabile e di terremoto. Non costa niente la differenza e ci si vive meglio ...niente allarmismi ma sano buon senso sempre. Valutare se ci sia una buona via di fuga e buone capacità di fuga.
Se ci sono bambini, anziani, disabili e si è allertati è meglio cercare una vacanza alternativa per qualche tempo. Anche se sul ‘qualche’ ci sarebbe da dire. Occhio all’istinto di conservazione che è il migliore consigliere;
- torcia: attaccata alla rete del letto con una fascetta (da trovare ad occhi chiusi e facile da aprire).

Riportiamo anche le indicazioni su cosa fare dopo un terremoto: “non usare mai fiamme libere (candele, fiammiferi) non provare ad accendere la luce, chiudi gli interruttori del gas, acqua e corrente elettrica. Spegni le stufe ad alimentazione autonoma”. “Verifica immediatamente lo stato di salute di chi ti è vicino, non spostare eventuali feriti gravi se non per seri motivi di sicurezza”. Non sprecare l’acqua. Indossa subito un paio di scarpe robuste. “Raggruppa gli altri componenti della famiglia, organizzando l’accompagnamento di anziani, ammalati e disabili se presenti. Se non ce la puoi fare chiama i soccorsi. Non separarti dai bambini, cerca di tranquillizzarli e tenerli sempre accanto. Legati i neonati sulla pancia in modo da avere le mani libere e casco anche per loro. Verifica i danni subiti dalla costruzione; prendine nota per poter segnalare situazioni pericolose, foto al volo se fai prima. Chiudi la porta di casa prima di abbandonarla: le porte chiuse rallentano la propagazione del fumo e del fuoco. Non usare mai l’ascensore che, a causa di una improvvisa interruzione nell’erogazione della corrente elettrica o per il verificarsi di guasti all’impianto, potrebbe restare bloccato per ore. Se inevitabile, usare le scale ma con prudenza. Non sostare sui balconi. Non avvicinarti ad animali visibilmente spaventati. Non usare l’automobile, lascia le strade libere per i soccorsi”.

E riprendiamo, infine, una breve sintesi rapida sui terremoti rivolta a chiunque di noi si trovi ad affrontare questa dura esperienza.

Mentre c’è la scossa: vai nel posto sicuro; riparati; aspetta che passi. Durante un forte terremoto potresti udire un lontano, profondo e sordo tuono che gradualmente cresce accompagnato da una impressione di ondeggiamento crescente della terra oppure potresti essere scosso da un improvviso e violento colpo, sobbalzo. Un secondo, o due, dopo potresti avere l’impressione di essere centrifugato, trovare difficile stare in piedi o raggiungere un’altra stanza, con le pareti che si allontanano e avvicinano. Tutto questo ti getterà in stato di shock. Più ti sarai esercitato a immaginare questo momento più sarai utile a te stesso e a chi ti è intorno. La reale chiave per sopravvivere ad un terremoto e ridurre il rischio dei danni consiste nel pianificare, preparare e organizzare cosa, tu e la tua famiglia, dovete fare se questo accade.

NB: i suggerimenti relativi “alfabeto della sicurezza su terre mobili”, ripresi anche dal sitoilterremoto.it, sono tratti dal materiale del sito versolaquila.com che raccoglie vari contributi. Ad esempio di Luigi Baglione, Cristina Busilacchio, Ezio Bianchi, Marina Callegari, Eugenio Carlomagno, Anna Pacifica Colasacco, Elisabetta D’Ambrosio, Enrico De Pietra, Ornella De Simone, Adriano Di Barba, Cristina Estiqaatsi Rosa, Luigi Fabiani, Luigi Fiammata, Piergiorgio Leocata, Bianca Mollicone, Luisa Nardecchia, Cinzia Palumbo, Giusi Pitari, Raniero Pizzi, Maria Prinzi, Laura Tarantino, Iginio Tironi, Aldo Tirrito, Patrizia Tocci e Claudia Valentini.

Fonte: puntosicuro

NUOVA LEGGE PRIVACY - GDPR 2016/679
Domenica, 21 Gennaio 2018

 

 

GDPR 2016/679: oltre il 90% delle imprese è coinvolto

22/01/2018: Mancano poco più di 200 giorni alla data in cui diventerà operativo il Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali.

Entro il 25 maggio 2018 sono tenuti ad adeguarsi agli adempimenti previsti dalla normativa tutti i Soggetti Pubblici e Privati che effettuano il trattamento di dati personali, archiviati in forma elettronica e/o cartacea. Tra questi, aziende, avvocati, commercialisti, organismi sanitari, istituzioni scolastiche, comuni e tutti coloro che trattano dati personali, anche mediante l’ausilio di strumenti elettronici.

 

Quali sono le novità rispetto al precedente D. Lgs. 196/03?

Il regolamento introduce una serie di novità in materia di obblighi, diritti e conseguenti rischi, rilevanti per le aziende dal punto di vista sia economico (sanzioni fino al 4% del fatturato worldwide) sia di immagine (possibili conseguenze di un incidente informatico che metta a rischio l’integrità o la riservatezza dei dati).

La maggior parte delle Organizzazioni si trovano nella condizione di dover soddisfare nuove esigenze tra cui:

la nomina di figure professionali specifiche
l’istituzione di un registro di trattamento dati

In tema di “figure professionali”, il Regolamento cita una nuova funzione, quella del DPO.

Da ricerche effettuate dagli osservatori, alcune ricerche hanno già previsto una funzione specifica per la gestione dei dati personali trattati ma la maggior parte delle organizzazioni ancora non ha chiaro se si incorre nell’obbligo di nominare un responsabile della protezione dati.

 

Chi è il DPO? Sarà sempre obbligatorio nominarlo? Quanto costerà?

Innanzitutto, tranquillizziamo tutti precisando subito che il legislatore dà, per fortuna, la possibilità di individuare questa figura sia esternamente e sia internamente tra i propri dipendenti.

È importante, comunque, conoscere bene i contenuti e gli ambiti di applicazione del nuovo regolamento.

 

Il DPO, Data Protection Officer, ha il compito di assicurare la protezione del patrimonio informativo aziendale e dei dati personali trattati.

Per quanto concerne i requisiti richiesti dal regolamento, il Data Protection Officer dovrà essere messo in condizioni di assoluta indipendenza e in totale assenza di conflitti di interesse, dovrà possedere adeguate risorse umane e finanziarie, competenze informatiche e un’ottima conoscenza della normativa sulla privacy. Tale incarico potrà essere affidato sia ad un dipendente interno dell’azienda sia ad una figura esterna tramite un contratto di servizi.

 

La nomina del DPO è obbligatoria:

se il trattamento è svolto da un'autorità pubblica o da un organismo pubblico, con l'eccezione delle autorità giudiziarie nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali;
se le attività principali del titolare o del responsabile consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico di interessati su larga scala (ad esempio tracciamento e profilazione su Internet anche per finalità di pubblicità comportamentale, utilizzo tessere fedeltà esercizi commerciali come le farmacie; occuparsi del funzionamento di una rete di telecomunicazioni; tracciamento dell'ubicazione; i programmi di fidelizzazione; utilizzo di un sistema di videosorveglianza; reindirizzamento di messaggi di posta, attività di marketing basate sull’analisi dei dati raccolti, automobili intelligenti, dispositivi per la domotica; ecc.)
se le attività principali del titolare o del responsabile consistono nel trattamento su larga scala (notevole quantità di dati su scala regionale, nazionale, sovranazionale) di categorie particolari di dati (ad esempio dati sanitari) o di dati personali relativi a condanne penali e reati.

Cosa contiene il Registro dei trattamenti? Quando è necessario?

L’articolo 30 del Regolamento fa riferimento a questo importante strumento di rilevazione delle attività: il registro delle attività di trattamento dei dati personali.

 

 

Tenuto anche in formato elettronico dal Titolare del trattamento dei dati, tale registro dovrà essere messo a disposizione dell’Autorità Garante qualora lo richieda, così come è previsto dal Regolamento stesso.

 

Per chi vige l’obbligo?

L’obbligo di redazione e adozione del registro non è generale: infatti il par. 5 dell’art. 30 specifica che la tenuta del registro non compete “alle imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti, a meno che il trattamento che esse effettuano possa presentare un rischio per i diritti e le libertà dell’interessato, il trattamento non sia occasionale o includa il trattamento di categorie particolari di dati di cui all’articolo 9, paragrafo 1, o i dati personali relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10.”

 

C’è, però, da considerare che la predisposizione del registro non deve essere vista solo come un obbligo perché non solo costituisce uno strumento di pianificazione e controllo delle attività ma permette anche di condividere le informazioni con l’intera organizzazione.
fonte: puntosicuro.it

 

In quest’ottica, Siprev srl sta implementando un innovativo sistema di gestione che permetterà di adeguare qualunque tipo di Organizzazione ai nuovi requisiti privacy.

 

Il 17 gennaio entra in vigore la nuova direttiva cancerogeni
Lunedì, 15 Gennaio 2018

Il 17 gennaio entra in vigore la nuova direttiva cancerogeni

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea la Direttiva europea 2017/2398 del 12 dicembre 2017 che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro.
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 27 dicembre 2017 la nuova Direttiva cancerogeni, la Direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017 che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro.

Ricordiamo che la nuova Direttiva non solo introduce cambiamenti e modifiche agli articoli della direttiva 2004/37/CE e all’allegato I, ma sostituisce l’allegato III relativo ai “valori limite e altre disposizioni direttamente connesse”.

La Direttiva entrerà in vigore il 17 gennaio 2018 e gli stati membri dovranno mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 17 gennaio 2020.
fonte: puntosicuro

SVOLGIMENTO DIRETTO DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO DEI COMPITI DI PREVENZIONE E PROTEZIONE DAI RISCHI
Lunedì, 15 Gennaio 2018

 

 

SVOLGIMENTO DIRETTO DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO DEI COMPITI DI PREVENZIONE E PROTEZIONE DAI RISCHI
Si segnala che l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha emanato la circolare n. 1 dell’11 gennaio 2018, con la quale fornisce indicazioni operative sulla corretta applicazione della disposizione di cui all’articolo 34, comma 1, del decreto legislativo n. 81/2008 relativa allo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di primo soccorso prevenzione incendi e di evacuazione. In merito allo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione incendi e di evacuazione, si precisa che tale facoltà concessa al datore di lavoro, (con l’esclusione delle realtà aziendali considerate comunque a rischio – art. 31, co.6), non significa che lo stesso svolga tali compiti da solo né che sia esonerato dal rispettare gli specifici obblighi previsti in capo al datore di lavoro dall’articolo 18 del medesimo decreto legislativo. Nello specifico, il datore di lavoro ha l’obbligo di “designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza” (art. 18, comma 1, lettera b), e ha l’obbligo di “adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi lavoro, nonché le misure per il caso di pericolo grave e immediato. Tali misure devono essere adeguate alla natura dell’attività, alle dimensioni dell’azienda o dell’unità produttiva e al numero delle persone presenti.” (articolo 18, comma 1, lettera t). Va inoltre rilevato che come previsto dall’art. 43 comma 2 “Ai fini delle designazioni di cui all’art.18 comma 1, lettera b), il datore di lavoro tiene conto delle dimensioni dell’azienda e dei rischi specifici dell’azienda o della unità produttiva…”. Pertanto, il fatto che il datore di lavoro, previa adeguata formazione, possa svolgere le attività sopra descritte, non comporta che operi in totale autonomia nello svolgimento di tali compiti, lo stesso infatti, si avvarrà dei lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure anzidette, che vanno designati in numero adeguato e sufficiente nel rispetto di quanto previsto nell’art. 43 comma 2 dello stesso Decreto legislativo.

I controlli degli impianti elettrici: l’articolo 86 del D.lgs 81/08
Martedì, 24 Ottobre 2017

 

I controlli degli impianti elettrici: l’articolo 86 del D.lgs 81/08

Roma, 24 Ott – In materia di impianti e apparecchiature elettriche, il Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008) ha mantenuto le disposizioni del Decreto del Presidente della Repubblica 22 ottobre 2001, n. 462, recante “Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi”, in materia di “verifiche periodiche”. Tuttavia con l’articolo 86 il Testo Unico ha introdotto un ulteriore regime di “controllo” degli impianti elettrici e degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche a carico del datore di lavoro.

Per parlarne, con specifico riferimento ai locali medici, riprendiamo il contenuto del documento,  prodotto dal Dipartimento DIT dell’ Inail, dal titolo “ Impianti elettrici nei locali medici: verifiche” e a cura di Giovanni Luca Amicucci, Fabio Fiamingo e Maria Teresa Settino. Un documento che ha lo scopo di presentare non solo le disposizioni legislative e normative, ma anche precise indicazioni per la realizzazione degli impianti elettrici nei locali medici e per lo svolgimento delle verifiche.

Riprendiamo brevemente alcune parti dell’articolo 86 del Testo Unico:

Articolo 86 - Verifiche e controlli

1.Ferme restando le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 22 ottobre 2001, n. 462, in materia di verifiche periodiche, il datore di lavoro provvede affinché gli impianti elettrici e gli impianti di protezione dai fulmini siano periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica e la normativa vigente per verificarne lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza.

2.Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, adottato sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabilite le modalità e i criteri per l’effettuazione delle verifiche e dei controlli di cui al comma 1.

3. L’esito dei controlli di cui al comma 1 è verbalizzato e tenuto a disposizione dell’autorità di vigilanza.

Dunque il d.lgs. 81/2008, come indicato a inizio articolo, ha introdotto un ulteriore regime di “controllo” degli impianti elettrici e degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche. E il termine “controllo” è proprio utilizzato “al fine di evitare confusione con le ‘verifiche’ che devono essere effettuate” ai sensi del DPR 462/01”: infatti nell’art. 86 si parla di ?verifiche? con riferimento al DPR 462/01 e di “controlli? per le verifiche volte ad accertare il permanere delle condizioni di sicurezza.

E, continua il documento, i controlli ai sensi dell’art. 86 del Testo Unico (TU) “hanno per oggetto tutto l’ impianto elettrico, non solo l’impianto di messa a terra, oltre all’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche”. E si segnala che non è stato ancora emanato il decreto (comma 2, art. 86) che “avrebbe dovuto stabilire le modalità e i criteri per l’effettuazione dei controlli, pertanto si può ritenere che questi siano gli stessi di una verifica. Infatti, avendo ben chiara la differenza tra gli scopi dei diversi tipi di verifica e tra i soggetti che le effettuano, nonché le differenti azioni che devono seguire ciascun tipo di verifica, dal punto di vista dell’esecuzione tecnica non vi sono differenze sostanziali”.

Chi può effettuare i controlli?

A questa domanda il documento risponde indicando che i controlli ex art. 86 TU “rientrano nella manutenzione ordinaria, pertanto possono essere svolti da un tecnico qualsiasi che a giudizio del datore di lavoro sappia come condurli. Ciò che qualifica tale tecnico è la conoscenza del modo di condurre le verifiche”.

Alcuni esempi di chi può effettuare i controlli:

- “un professionista;

- il responsabile tecnico di impresa abilitata ai sensi del d.m. 37/08;

- personale tecnico interno del datore di lavoro;

- personale tecnico esterno”.

Dunque tali controlli “devono essere effettuati da persone qualificate e competenti nei lavori di verifica, rispettivamente degli impianti elettrici e degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche”. Mentre gli interventi sull’impianto che esulano dalla manutenzione ordinaria “possono essere eseguiti solo da un’impresa installatrice o da un ufficio tecnico interno abilitati” ai sensi del Decreto del ministero dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37, relativo al riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici.

Inoltre il documento indica che il datore di lavoro:

- “può incaricare dei controlli sia personale interno che personale esterno;

- “deve comunque accertarsi che la persona incaricata abbia le competenze per un compito simile, altrimenti potrebbe non essere esente da colpa nel caso dovesse verificarsi qualche infortunio”.

Si ricorda poi che l’esito dei controlli è “verbalizzato e tenuto a disposizione dell’autorità di vigilanza”. E, chiaramente, “i controlli ai sensi dell’art. 86 del d.lgs. 81/08 non sostituiscono le verifiche ai sensi del d.p.r. 462/01”.

Infine il documento, che vi invitiamo a visionare integralmente, segnala che gli organismi individuati dal Ministero dello sviluppo economico per le verifiche periodiche ai sensi del DPR 462/01 e il personale che lavora in tali organismi “non possono svolgere attività di progettazione, installazione e manutenzione nel settore degli impianti elettrici, pertanto non possono svolgere neanche i controlli” ai sensi dell’art. 86 del d.lgs. 81/2008.

fonte: puntosicuro

 

IPER AMMORTAMENTI: PROROGA AL 30 SETTEMBRE 2018
Martedì, 05 Settembre 2017

Ancora un’estensione del termine ultimo per l’effettuazione degli investimenti previsti dal piano
industria 4.0, ammissibili all’iper-ammortamento. Con la conversione del DL 91/2017 a opera della
legge 3 agosto 2017 n. 123, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 12 agosto, viene infatti
riconosciuta la proroga al 30 settembre 2018, in luogo del termine del 30 giugno 2018 inizialmente
fissato dall’art. 1 comma 9 della L. 232/2016 e poi prorogato al 31 luglio 2018 dalla versione non
definitiva dello stesso DL 91/2017.
Il comma 9 dell’art. 1 della L. 232/2016, nella versione originaria, disponeva che la maggiorazione
del 250% del costo di acquisizione competeva per gli investimenti effettuati “nel periodo indicato al
comma 8”, comma che ha esteso il termine ultimo per l’effettuazione degli investimenti ammessi al
super-ammortamento al 31 dicembre 2017, ovvero al 30 giugno 2018 a condizione che entro la
data del 31 dicembre 2017 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il
pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.
La versione definitiva dell’art. 14 comma 1 del DL 91/2017 ha modificato il citato comma 9,
sopprimendo le parole “effettuati nel periodo indicato al comma 8” e aggiungendo le seguenti
parole: “La disposizione di cui al presente comma si applica agli investimenti effettuati entro il 31
dicembre 2017, ovvero entro il 30 settembre 2018 [in luogo del precedente 31 luglio 2018 e
dell’ancora precedente 30 giugno 2018, ndr], a condizione che entro la data del 31 dicembre 2017 il
relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura
almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione”.
In base alle modifiche introdotte in sede di conversione in legge del DL 91/2017, possono quindi
beneficiare dell’iper-ammortamento gli investimenti effettuati entro il 30 settembre 2018, ferme
restando le particolari condizioni previste per l’estensione dell’agevolazione.
Sulla base dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate e dal MISE nella circ. n. 4/2017, per
beneficiare della maggiorazione anche con riferimento agli investimenti effettuati nel periodo 1°
gennaio 2018-30 settembre 2018, entro il 31 dicembre 2017 devono verificarsi entrambe le
seguenti condizioni: il relativo ordine deve risultare accettato dal venditore; deve essere avvenuto il
pagamento di acconti in misura pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione.
Con riferimento agli investimenti effettuati tramite leasing, appalto e in economia, la citata circolare
fornisce poi specifici chiarimenti per il rispetto delle suddette condizioni.
Proroga esclusa per il super-ammortamento
Si evidenzia che l’estensione del termine al 30 settembre 2018, essendo oggetto di modifica il solo
comma 9 dell’art. 1 della L. 232/2016, riguarda soltanto l’iper-ammortamento e non anche il superammortamento,
per il quale resta invece ferma la data del 30 giugno 2018.
Viene, quindi, a crearsi un disallineamento temporale tra iper e super-ammortamento, al quale
occorre prestare particolare attenzione con riferimento a quei beni potenzialmente agevolabili con
l’iper-ammortamento per i quali è possibile beneficiare temporaneamente, fino all’interconnessione,
del super-ammortamento

 

Stanno aumentando i morti sul lavoro
Martedì, 05 Settembre 2017

 

Due operai morti a Lucca mentre installavano le luminarie per la festa patronale precipitati da un cestello da dieci metri di altezza, un lavoratore travolto e schiacciato da sacchi di plastica in un capannone a Mornico al Serio (Bergamo) sono solo gli ultimi casi di cronaca di morti sul lavoro.
Dall’inizio dell’anno si sono registrati 29 vittime in più a confronto dello stesso periodo dello scorso anno: 591 decessi nel 2017 contro i 562 del 2016 (+ 5,2%). Un dato allarmante e preoccupante.

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Cede una gru due operai morti durante l'allestimento di una fiera
Domenica, 03 Settembre 2017

Il cedimento del braccio di una gru ha provocato la morte di due operai che stavano installando l’illuminazione per una festa cittadina con processione. Tornano alla mente gli incidenti che cinque anni fa fecero scalpore (avvennero durante l’allestimento di palchi per i concerti di due rockstar italiane e un gruppo straniero) dando impulso alla promulgazione del decreto “palchi e fiere”.

Due operai sono morti a Lucca nel pomeriggio dello scorso 1 settembre, mentre stavano installando l’illuminazione per la festa e la processione di Santa Croce, in programma la sera del 13 settembre.

Rapporto annuale INAIL: meno morti, stabili gli infortuni, aumentano le malattie
Domenica, 09 Luglio 2017

 

Il dato che più spicca nella relazione INAIL relativa all'andamento degli infortuni nell'anno 2016 è il calo del 14% su base quinquennale nelle denunce di infortuni sul lavoro.

Meno morti sul lavoro nel 2016: secondo la Relazione annuale INAIL 2016, «gli infortuni accertati “sul lavoro” sono 618», di cui 332, il 54% “fuori dall'azienda”.
Sono circa 419.000 gli infortuni sul lavoro riconosciuti nel 2016, dei quali il 19% considerati in itinere (vale a dire avvenuto andando e tornando dal lavoro: per solito, dunque, incidente stradale). Mentre tale dato non fa registrare alcuna rilevante variazione rispetto all'anno precedente – ferma restando, come visto, la netta flessione verso il 2012 –, ben diverso è l'andamento dello specifico dato relativo ai sinistri mortali: 1.104 denunce contro le 1.286 del 2015, con un'incoraggiante flessione che si attesta sul meno 14,6%.
Attenzione, però. Nel quadro dei sinistri mortali è sempre rilevante l'incidenza di quelli stradali, i quali molto spesso sono in itinere. Su tale fronte, risulta molto meno ovvia la qualificabilità del singolo infortunio come infortunio su lavoro. Basti dire che 34 dei casi di cui sopra risultano ancora in istruttoria, e che, per il momento, soltanto 618 dei 1.104 casi mortali di cui sopra sono stati riconosciuti come infortunio sul lavoro. Tra di essi, l'incidenza dei casi in itinere si attesta al 52%.
Se sul fronte degli infortuni la generalità dei dati appare decisamente incoraggiante, non altrettanto può dirsi sul fronte delle malattie professionali. Qui, la variazione su base quinquennale è un poco confortante + 30%. Sul punto, deve essere peraltro ricordato che il concetto di malattia è meno univoco rispetto a quello di infortunio. Simili variazioni possono dunque essere dovute anche a nuovi e diversi criteri nella diagnosi e nel trattamento delle malattie stesse.
Tra i circa 60.000 casi di malattia professionale accertati nel 2016, circa 1400 casi di patologie asbesto-correlate. L'incidenza numerica è di poco superiore al 2%, ma si tratta in realtà di un dato spaventoso. Ricordiamo infatti che le cifre in questione riguardano le denunce presentate nel 2016, vale a dire i casi appena diagnosticati. Orbene, 25 anni dopo la legge che ha proibito lavorazione e uso dell'amianto vi è ancora spazio per un così alto numero di nuovi casi di patologie asbesto-correlate (tra le quali il gravissimo mesotelioma pleurico), delle quali non per nulla si sottolinea sempre il lunghissimo periodo di latenza.
Venendo agli aspetti meno numerici, la Relazione contiene un capitolo dal titolo quanto mai programmatico: “Quattro intenzioni (guardando al futuro)”. In esso, per l'appunto, quattro paragrafi: “Cambia il lavoro – estendere le tutele”, ispirato alla capacità di adattarsi di keynesiana memoria; “Fare cultura tecnica, un master innovativo”, con progetti di formazione improntati a una crescente internazionalità; “Le start-up”, ove si dà notizia delle attività di investimento in tale settore, cui l'INAIL è stata autorizzata con la scorsa legge di bilancio (legge 232/2016); “Quale governance”, in cui l'Ente interroga se stesso sulla persistenze adeguatezza di quantità e ruoli nei proprio organi di governo.
Come ogni anno, la relazione INAIL si sofferma anche su risultati finanziari ed economici, attività di controllo del rapporto assicurativo, interventi a sostegno di aziende e lavoratori, investimenti, ricerca, pianificazione. Aspetti di nostro minor interesse, per i quali si rimandano i lettori interessati all'edizione integrale del Relazione (con relativa appendice statistica), disponibile online.

fonte: www.sistemasicurezzambiente.it

SLITTA AD OTTOBRE L’OBBLIGO DELLA DENUNCIA DI PICCOLI INFORTUNI
Martedì, 07 Marzo 2017

Si segnala che la legge 27 febbraio 2017 n.19 di conversione del Decreto Legge 244/2016
(cosiddetto “Milleproroghe”) ha prorogato ad ottobre 2017 l’obbligo per i datori di lavoro e
dirigenti di comunicare all’Inps gli infortuni sul lavoro che comportano l’assenza anche di un
solo giorno.
La data dell’inizio di tale obbligo era prevista, infatti, il 12 aprile 2017, mentre ora viene spostata al
12 ottobre 2017.
Tale proroga arriva con la novella del comma 1-bis dell’articolo 18 del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico
Sicurezza sul Lavoro), laddove la decorrenza dell’obbligo (previsto dal comma 1) di denunciare
entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico gli infortuni sul lavoro che comportino l’assenza
dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento, viene fatto slittare di ulteriori sei mesi dal
termine di adozione del decreto istitutivo del nuovo sistema informativo nazionale per la
prevenzione nei luoghi (cosiddetto “Sinp”), decreto coincidente con il D.M. 25 maggio 2016 n. 183
(in vigore dal 12 ottobre 2016, data base dei computi sopra esposti).

Macchine marcate CE prive dei requisiti essenziali di sicurezza
Lunedì, 17 Ottobre 2016

Il datore di lavoro è responsabile delle lesioni al lavoratore se ha consentito l’utilizzo di una macchina che pur conforme alla normativa CE per come è stata progettata e assemblata lo abbia esposto al rischio che ha portato all’infortunio. Di G.Porreca.
Torna la Corte di Cassazione ad occuparsi della sicurezza delle macchine che, benché dotate per come progettate e assemblate della regolare marcatura CE garantita dal costruttore, abbiano provocato l’infortunio di un lavoratore che lavorava presso le stesse legato alla carenza delle misure previste dalle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro e fornisce in questa occasione indirizzi che, per la verità, già si riscontrano in precedenti espressioni della stessa Corte.
Ha in sostanza affermato la suprema Corte in questa sentenza che pure se l’evento dannoso sia stato provocato dall’inosservanza alle cautele antinfortunistiche in fase di progettazione e di fabbricazione della macchina non è comunque esclusa la responsabilità del datore di lavoro sul quale in ogni caso grava l’obbligo di eliminare le fonti di pericolo per i lavoratori dipendenti che la debbono utilizzare e di adottare nell’impresa i più moderni strumenti che la tecnica offre per garantire la sicurezza dei lavoratori. La dotazione della marcatura CE, ha infatti ribadito la suprema Corte, non dà ingresso all’esonero alle norme generali del codice penale come risulta anche dalla lettura delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Fonte puntosicuro

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